
L’inizio
C’era una volta Alessandro, un ragazzo curioso e pieno di energia, e il suo amico speciale: un draghetto verde dalle squame lucenti, che brillavano come gemme sotto il sole. Si chiamava Smeraldo.
I due si conoscevano da tempo: si erano incontrati una sera, quando Alessandro, esplorando il bosco vicino al villaggio, aveva sentito un pianto lieve provenire da una radura. Era Smeraldo, allora piccolo e impaurito, rimasto intrappolato in un cespuglio di rovi. Alessandro lo aveva liberato senza esitazione, e da quel giorno erano diventati inseparabili.
Una mattina, mentre giocavano lungo il fiume, Smeraldo alzò le ali con impazienza.
— Alessandro, ho fatto un sogno strano stanotte — disse con la sua vocina squillante. — C’era una grotta di ghiaccio e dentro brillava un ciondolo che sembrava chiamarmi.
Alessandro lo guardò incuriosito.
— Una grotta di ghiaccio? Ma qui non c’è mai stato ghiaccio… Forse è un segno. Dobbiamo cercarla.
Così partirono insieme, camminando e volando tra i sentieri del bosco. Dopo ore di viaggio, arrivarono ai piedi di una montagna che nessuno del villaggio osava esplorare. Lì, nascosta dietro una cascata gelida, trovarono davvero una grotta scintillante di cristalli.
All’interno, su un piedistallo di pietra, c’era un ciondolo azzurro che emanava luce. Quando Alessandro lo toccò, il gioiello brillò e si fuse con il suo cuore. Subito sentì un’energia nuova: l’aria intorno si riempì di fiocchi di neve e dal palmo della sua mano scivolò un filo di ghiaccio puro.
Smeraldo spalancò gli occhi, battendo le ali con entusiasmo.
— Alessandro! È un potere! Un potere del ghiaccio!
Da quel giorno, il ragazzo e il draghetto capirono che il loro legame non era frutto del caso: erano destinati a vivere avventure insieme, scoprendo misteri e affrontando nuove sfide, unendo l’amicizia al potere del ciondolo.
Alessandro e Smeraldo, dopo aver scoperto il potere del ciondolo di ghiaccio, tornavano spesso alla grotta per allenarsi. Alessandro imparava a creare piccoli cristalli che brillavano come stelle, mentre Smeraldo si divertiva a congelare le pozzanghere con un soffio.
Un giorno, mentre sperimentavano nuove magie, una nebbia fitta avvolse la montagna. Dalla nebbia emerse un vecchio viandante con un bastone alto quanto lui, sormontato da una pietra blu che pulsava di luce. La sua lunga barba argentata ondeggiava nel vento, e i suoi occhi scintillavano di saggezza.
— Chi osa risvegliare i poteri del ghiaccio? — chiese con voce profonda.
Alessandro fece un passo indietro, stringendo il ciondolo al petto.
— Io… io non volevo fare del male. Solo imparare a usarlo.
Il vecchio sorrise sotto la barba.
— Calma, ragazzo. Non ti biasimo. Il ciondolo ha scelto te, e questo significa che hai un destino speciale. Io sono Merlino.
Smeraldo batté le ali con sorpresa.
— Il grande mago Merlino?! Ma tu sei una leggenda!
Merlino rise piano.
— Le leggende non sono altro che verità dimenticate. Io sono qui per aiutarvi… ma dovrete dimostrare di essere degni.
Con un gesto del bastone, fece apparire davanti a loro un enorme cavaliere di ghiaccio, alto come un albero, che brandiva una spada scintillante.
— Se riuscirete a superare questa prova — disse Merlino — allora vi rivelerò il segreto più profondo del ciondolo.
Alessandro deglutì, mentre il gigante avanzava con passi pesanti. Smeraldo ringhiò, pronto a difendere il suo amico. L’avventura aveva appena avuto inizio.
Il cavaliere di ghiaccio avanzava, la sua spada brillava riflettendo la luce dei cristalli della grotta. Alessandro alzò il ciondolo e provò a evocare una barriera di ghiaccio, ma l’enorme lama la spezzò come se fosse vetro sottile.
— Non ce la faremo! — gridò Alessandro, indietreggiando.
Smeraldo spiccò il volo e lanciò un soffio gelido contro il gigante, ma anche quello si frantumò senza effetto. Il cavaliere sollevò la spada per sferrare il colpo finale.
Fu allora che Merlino alzò il bastone e, con un solo gesto, l’enorme creatura si fermò come pietra e poi si sciolse in una pioggia di fiocchi di neve.
Il mago si avvicinò lentamente, con lo sguardo severo ma non crudele.
— Non dovete cercare la vittoria con la forza — disse. — Il ciondolo non è un’arma, ma una guida. Vi metterà alla prova, sì, ma non per distruggere, bensì per insegnare.
Alessandro abbassò la testa, imbarazzato.
— Allora… abbiamo fallito?
Merlino scosse il capo.
— No. Avete mostrato coraggio e soprattutto vi siete protetti l’un l’altro. È questo che conta. Il vero potere non nasce mai dalla solitudine, ma dall’amicizia.
Smeraldo si strinse ad Alessandro, felice di sentirlo. E Merlino, con un sorriso, toccò il ciondolo con il suo bastone: la gemma brillò e vi comparve un nuovo riflesso, come un piccolo fiocco di neve che si muoveva da solo.
— Questo è solo l’inizio — concluse Merlino. — Un giorno vi rivelerò la verità sull’origine del ciondolo. Ma prima dovrete affrontare un nemico che già trama nell’ombra.
La voce del mago si fece grave, e nell’eco della grotta si udì come un ruggito lontano…
Dopo la prova del cavaliere di ghiaccio, Merlino condusse Alessandro e Smeraldo fuori dalla grotta. La nebbia si era dissolta e il sole tramontava lento dietro le montagne, tingendo il cielo di arancio e porpora.
— Prima che il nemico arrivi, dovete imparare a dominare i vostri poteri — disse il mago, piantando il bastone nel terreno.
Con un gesto fece comparire tre sfere di luce che fluttuavano nell’aria.
— Alessandro, prova a incanalarvi l’energia del ciondolo. Non pensare di congelarle, pensa di guidarle, come se fossero amici da accompagnare.
Il ragazzo chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Il ciondolo brillò, e piccoli fiocchi di neve si sollevarono nell’aria. Lentamente, le sfere cominciarono a muoversi seguendo la sua volontà, formando un cerchio perfetto intorno a lui.
— Bravo! — esclamò Merlino. — Non è il ghiaccio che comanda, sei tu che scegli la sua danza.
Poi si rivolse a Smeraldo.
— Tocca a te, piccolo drago. La tua fiamma è forte, ma la forza senza controllo è pericolosa. Prova a scaldare quel ruscello senza farlo bollire.
Smeraldo gonfiò il petto e soffiò una fiamma tenue, più dolce di quelle che era abituato a sprigionare. L’acqua del ruscello si scaldò leggermente, e un vapore leggero salì nell’aria.
— Perfetto! — sorrise Merlino. — Il fuoco e il ghiaccio non sono nemici, ma fratelli: insieme trovano equilibrio.
Alessandro accarezzò il suo amico draghetto.
— Visto, Smeraldo? Stiamo migliorando davvero.
Il draghetto squittì felice e si avvolse intorno a lui.
Merlino, però, rimase in silenzio, osservando l’orizzonte. Nei suoi occhi saggi brillava una preoccupazione che non aveva ancora rivelato.
— Godetevi questo momento di pace — disse infine. — Perché la tempesta si sta avvicinando.
La mattina seguente, Alessandro si svegliò presto. Il ciondolo brillava leggermente, come se lo chiamasse. Smeraldo dormiva ancora raggomitolato, ma appena sentì la luce lo sfiorò con il musetto e si destò con un piccolo sbadiglio fumoso.
— Buongiorno, piccolo drago — sorrise Alessandro.
— Buongiorno a te! — squittì Smeraldo stiracchiandosi. — Oggi ci alleniamo ancora con Merlino?
Il mago li attendeva già all’aperto, sotto un grande albero antico, il cui tronco era inciso da rune luminose.
— Oggi non imparerete a combattere — disse, battendo il bastone a terra. — Oggi imparerete ad ascoltare.
Alessandro si guardò intorno confuso.
— Ascoltare cosa?
Merlino sorrise.
— La foresta. La montagna. Persino l’aria che respiri. Ogni cosa parla, se si ha pazienza di sentire.
Chiuse gli occhi, e subito il vento soffiò tra le foglie producendo un suono simile a un canto. L’acqua del ruscello gorgogliò in risposta, e persino le pietre sembrarono vibrare piano.
Alessandro si concentrò: percepì il battito leggero del cuore di Smeraldo, il calore del sole sulla pelle, e persino un sussurro tenue che sembrava provenire dal ciondolo.
— Dice… qualcosa — mormorò Alessandro. — Come un richiamo.
Merlino annuì.
— Il ciondolo non parla con le parole, ma con l’anima. Ti guiderà nei momenti di oscurità. Ricordatelo.
Smeraldo, che provava a imitare il suo amico, improvvisamente drizzò le orecchie e guardò verso nord.
— Ho sentito un ruggito! Lontano, molto lontano…
Merlino socchiuse gli occhi, serio.
— Non è ancora qui. Ma si avvicina. La vostra prova più grande non tarderà ad arrivare.
Alessandro e Smeraldo si scambiarono uno sguardo: erano spaventati, ma insieme, con Merlino al loro fianco, sapevano che avrebbero potuto affrontare qualsiasi cosa.
Il giorno seguente, Merlino portò Alessandro e Smeraldo in una valle segreta, nascosta da colline e protetta da illusioni magiche. Lì crescevano fiori che brillavano come stelle e alberi le cui foglie cambiavano colore a ogni soffio di vento.
— Questo è un luogo di armonia — disse Merlino. — Qui potrete capire meglio chi siete.
Alessandro guardava incantato, mentre Smeraldo volava tra i fiori luminosi, facendo scintillare le sue squame verdi.
— È bellissimo! — esclamò il draghetto. — Ma… a cosa serve questo posto?
Merlino sorrise.
— Serve a riflettere. La vera forza non nasce solo dall’addestramento, ma dal conoscere sé stessi. Alessandro, tu devi capire perché il ciondolo ti ha scelto.
Il ragazzo abbassò lo sguardo.
— Io non so perché… non sono speciale.
Ma il ciondolo si illuminò leggermente, come a contraddirlo.
Merlino posò una mano sulla sua spalla.
— Sei speciale perché hai scelto di aiutare Smeraldo, quando avresti potuto ignorarlo. Il ciondolo non cerca eroi perfetti, cerca cuori sinceri.
Smeraldo si avvicinò e strofinò il muso contro Alessandro.
— Vedi? Io l’ho capito dal primo giorno che ti ho visto!
Alessandro rise e accarezzò il suo amico. In quel momento, il ciondolo brillò più forte, proiettando nel cielo un bagliore azzurro che formò la figura di un grande fiocco di neve sospeso tra le nuvole.
Merlino guardò in alto, con sguardo pensieroso.
— È un segno… la vera battaglia si avvicina. Ma oggi avete trovato un frammento della vostra verità.
Il vento soffiò nella valle, portando con sé un canto misterioso, come se la terra stessa volesse incoraggiarli.
Dopo la visione del fiocco di neve nel cielo, Merlino decise di condurre Alessandro e Smeraldo in una piccola capanna che aveva costruito ai margini della valle. All’interno c’era un grande camino acceso, scaffali pieni di libri antichi e bottiglie di pozioni che brillavano di mille colori.
— Qui sarete al sicuro per qualche tempo — disse Merlino, accendendo una candela che profumava di erbe. — Approfittatene per riposare e ascoltare le storie del passato.
La sera, seduti vicino al fuoco, il mago cominciò a raccontare:
— Molti secoli fa esistevano quattro ciondoli, ognuno legato a un elemento: fuoco, acqua, terra e ghiaccio. Ma uno fu perduto, e chiunque tentò di cercarlo cadde preda della sua stessa ambizione.
Alessandro lo ascoltava rapito, stringendo il suo ciondolo al petto.
— Vuoi dire che… ci sono altri come il mio?
Merlino annuì lentamente.
— Esatto. E non tutti sono finiti in mani sagge.
Smeraldo, che si era accoccolato tra le coperte, sbadigliò ma alzò le orecchie.
— Quindi ci sono altri come noi? Ragazzi e draghi che hanno i ciondoli?
— Forse sì — rispose Merlino con un sorriso enigmatico. — E forse un giorno li incontrerete. Ma ricordate: non tutti saranno amici.
Il fuoco scoppiettò, e il silenzio della notte calò sulla capanna. Per la prima volta dopo tanto tempo, Alessandro si sentì in pace: aveva il suo amico draghetto, un maestro saggio, e un destino che iniziava a rivelarsi passo dopo passo.
Fuori, la luna piena brillava alta nel cielo. Ma tra le ombre delle montagne lontane, qualcosa si muoveva…
La notte era calma nella capanna di Merlino. Alessandro dormiva profondamente, con il ciondolo che emanava una luce tenue sul suo petto. Smeraldo, invece, se ne stava sveglio accanto al camino, osservando le fiamme danzare.
— Non riesci a dormire, piccolo drago? — chiese Merlino, che stava sfogliando un vecchio libro dalle pagine consumate.
— Ho sognato… un’ombra con occhi rossi — rispose Smeraldo a bassa voce. — Sembrava cercarci.
Merlino chiuse il libro con calma.
— Le ombre a volte sono solo paure. Ma altre volte… sono presagi.
Il draghetto si rannicchiò accanto ad Alessandro, cercando conforto.
La mattina seguente, il mago li portò al lago al centro della valle. Le acque erano così limpide che riflettevano il cielo come uno specchio.
— Questo lago è speciale — spiegò Merlino. — Riesce a mostrare non il futuro, ma ciò che custodite nei vostri cuori.
Alessandro si chinò sull’acqua. Per un attimo vide se stesso, più grande, con Smeraldo al suo fianco e il ciondolo che brillava come una stella. Poi l’immagine svanì.
— Io… ero diverso — disse piano.
— Non diverso — lo corresse Merlino. — Solo più vicino a ciò che sei destinato a diventare.
Smeraldo, incuriosito, sporse il musetto sull’acqua. Il riflesso mostrò un drago maestoso, con ali immense e un bagliore verde negli occhi. Si ritrasse spaventato.
— Ma quello… non posso essere io!
— Ogni seme diventa albero — rispose Merlino con un sorriso. — Ciò che hai visto non è un obbligo, ma una possibilità.
I tre rimasero in silenzio, mentre il vento increspava leggermente la superficie del lago. Era un momento di quiete preziosa, eppure tutti sapevano che presto la pace sarebbe finita.
Il mattino nella valle segreta era luminoso e quieto. Il canto degli uccelli si mescolava al fruscio delle foglie, e l’aria sapeva di rugiada fresca. Alessandro si svegliò stirandosi, mentre Smeraldo si arrotolava ancora un po’ nella coperta, pigro come non mai.
Merlino era già fuori, intento a tracciare strani segni sulla terra con la punta del suo bastone. Quando Alessandro si avvicinò, chiese curioso:
— Maestro, che cosa stai facendo?
— Sto disegnando un cerchio di armonia — spiegò Merlino. — Serve a legare i vostri poteri, così che possano sostenersi a vicenda.
Il mago indicò i due amici.
— Alessandro, tu rappresenti il ghiaccio. Smeraldo, tu il fuoco. Sembrano opposti, ma se lavorano insieme creano equilibrio. Entrate nel cerchio e unite le vostre energie.
Alessandro e Smeraldo si scambiarono uno sguardo incerto, poi fecero come richiesto. Non appena misero piede nel cerchio, il ciondolo iniziò a brillare. Alessandro sollevò la mano e un fiocco di neve danzò nell’aria. Smeraldo aprì la bocca e una piccola fiamma lo seguì. Invece di annullarsi, i due elementi si intrecciarono formando una scintilla di vapore luminoso che salì verso il cielo.
Merlino sorrise.
— Avete visto? L’uno completa l’altro. È questa la vostra vera forza.
Alessandro rise piano.
— Sembra quasi… magia dell’amicizia.
Smeraldo, felice, saltò addosso al suo amico, facendolo cadere sull’erba tra le risate.
Ma Merlino rimase serio, osservando il cielo.
— Godetevi questo momento, ragazzi. Perché più forte è la luce, più grande sarà l’ombra che tenterà di spegnerla.
Il vento soffiò, e tra gli alberi si udì un fruscio che non apparteneva al bosco.
La quiete della valle fu spezzata da un boato profondo. Il cielo, limpido fino a poco prima, si oscurò come se una nuvola nera avesse coperto il sole. Alessandro si voltò di scatto, stringendo il ciondolo, mentre Smeraldo rizzava le ali con un ringhio basso.
Dal bosco emerse una figura alta, avvolta in un mantello scuro. I suoi occhi rossi brillavano sotto il cappuccio, e al suo fianco si trascinava un bastone annerito che pareva scolpito da fulmini pietrificati.
— Finalmente vi trovo… — disse con voce cavernosa. — Il ciondolo di ghiaccio… dopo secoli, è di nuovo davanti ai miei occhi.
Alessandro fece un passo indietro, ma Merlino si frappose fra lui e lo sconosciuto.
— Ombra di Kheron! — tuonò il mago. — Non avrai questo ciondolo.
L’uomo sollevò il bastone, e dal terreno si sprigionò un’onda scura che fece tremare la terra. Gli alberi si piegarono e il lago si increspò come sotto una tempesta.
— Non puoi fermarmi, vecchio mago. Io ho già un ciondolo… quello del fuoco.
Aprì la mano, e una gemma cremisi brillò con fiamme oscure. Smeraldo spalancò gli occhi, sentendo l’energia che gli scottava la pelle.
— Alessandro… è come me… ma diverso… cattivo!
Il ragazzo strinse il suo ciondolo, che iniziò a brillare in risposta. Ma Merlino gli posò una mano sulla spalla.
— Non ancora, ragazzo. Non sei pronto a scontrarti con lui.
Il nemico rise.
— Godetevi i vostri ultimi giorni di pace. Presto, tornerò per prendere ciò che mi appartiene.
E con un lampo di fuoco nero, scomparve, lasciando nell’aria solo un odore acre di cenere.
Alessandro guardò Merlino, con il cuore che batteva all’impazzata.
— Maestro… lui ha davvero un ciondolo! Cosa significa?
Merlino abbassò lo sguardo, serio.
— Significa che la leggenda era vera. Gli altri ciondoli esistono… e alcuni sono già caduti in mani pericolose.
Smeraldo si strinse ad Alessandro.
— Allora non possiamo più nasconderci, vero?
— No, piccolo drago — rispose Merlino. — La battaglia è appena cominciata.
Il giorno seguente, la valle sembrava più silenziosa del solito. Alessandro e Smeraldo camminavano accanto a Merlino, che li guidava verso una radura nascosta tra gli alberi.
— Oggi vi insegnerò a unire davvero i vostri poteri — disse il mago, tracciando un cerchio con il bastone. — Non si tratta solo di ghiaccio e fuoco… si tratta di fiducia e coordinazione.
Alessandro si concentrò, stringendo il ciondolo. Smeraldo sbuffò leggermente, pronto a seguire le sue mosse. Merlino sollevò il bastone e pronunciò parole antiche, che fecero tremolare le foglie.
— Ora provate a creare insieme qualcosa di nuovo — ordinò.
Alessandro sollevò la mano, evocando un piccolo cristallo di ghiaccio. Smeraldo, con un soffio delicato, lo avvolse in una fiamma verde-bluastra. Invece di sciogliersi, il cristallo si trasformò in un piccolo drago di luce, che svolazzava felice tra i due amici.
— È meraviglioso! — esclamò Alessandro.
— Guarda! — squittì Smeraldo. — È come me… ma fatto di noi due!
Merlino annuì, soddisfatto.
— Questo è solo un esercizio, ma dimostra che insieme potete creare qualcosa che nessuno potrà mai distruggere. La vera forza nasce dall’unione.
Proprio mentre il piccolo drago di luce volteggiava tra Alessandro e Smeraldo, un’ombra si allungò tra gli alberi. Una figura scura, avvolta in un mantello, li osservava a distanza, con occhi rossi che scintillavano.
Merlino strinse il bastone, serio.
— È ancora presto per affrontarlo… ma il nemico vi sta osservando. E presto dovrete essere pronti.
Alessandro guardò Smeraldo.
— Allora dobbiamo diventare ancora più forti… insieme.
Il draghetto annuì, le squame che scintillavano sotto il sole.
— Insieme, sempre!
E mentre il vento accarezzava la valle, il piccolo drago di luce volò tra loro, ricordando che la forza dell’amicizia poteva illuminare anche le ombre più profonde.
Era una mattina calma e luminosa nella valle segreta. Alessandro e Smeraldo stavano camminando lungo un sentiero che portava a un piccolo laghetto cristallino, dove Merlino li aspettava seduto su una roccia.
— Oggi vi insegnerò a prevedere i movimenti del nemico — disse il mago, battendo il bastone sull’erba. — Non basta forza e magia, serve astuzia.
Alessandro guardò Smeraldo, un po’ nervoso.
— E se non ci riuscissimo?
— Allora imparerete dai vostri errori — rispose Merlino con un sorriso. — Ma sono sicuro che ce la farete.
Il mago fece comparire davanti a loro delle illusioni: ombre di drago e guerrieri che si muovevano come veri nemici. Alessandro e Smeraldo dovettero reagire insieme: il ragazzo bloccava gli attacchi con scudi di ghiaccio, mentre il draghetto disturbava le illusioni con soffi di fuoco e fiamme verdi.
Dopo molte prove, le illusioni iniziarono a muoversi esattamente come Alessandro e Smeraldo: si fermavano, schivavano e reagivano in perfetta sincronia con loro.
— Perfetto! — esclamò Merlino. — Avete imparato a leggere i movimenti del nemico, a prevedere e reagire insieme. Questa è una delle armi più potenti: la cooperazione.
Mentre Alessandro e Smeraldo ridevano, felici del progresso, un sussurro gelido percorse la valle. Il vento cambiò direzione e portò con sé un odore acre. Entrambi si voltarono e videro un’ombra scura tra gli alberi.
Merlino si alzò lentamente, serio.
— Non ancora un attacco diretto… ma il nemico è vicino. Sta osservando ogni vostra mossa.
Alessandro strinse il ciondolo, determinato.
— Allora dobbiamo continuare a prepararci… finché non saremo pronti a difendere ciò che è nostro.
Smeraldo sbuffò, le squame che luccicavano.
— E io sarò al tuo fianco, Alessandro… sempre!
Il sole filtrava tra gli alberi, e per un momento la valle sembrava ancora sicura, prima che le ombre cominciassero a crescere all’orizzonte.
Il sole stava tramontando dietro le montagne, e la valle segreta si colorava di oro e porpora. Alessandro e Smeraldo si erano sistemati vicino al fuoco, mentre Merlino preparava una tisana in un pentolino d’argento.
— Maestro, — disse Alessandro dopo un po’, — tu conosci Kheron, vero? Quello che ha il ciondolo del fuoco?
Merlino rimase in silenzio per qualche istante, poi sospirò.
— Lo conoscevo… molto tempo fa. Era un mio allievo.
Smeraldo spalancò gli occhi.
— Un tuo allievo?! Ma allora… era come Alessandro?
— Sì, — rispose il mago, guardando le fiamme. — Era talentuoso, curioso… ma voleva il potere per sé. Credeva che dominando gli elementi avrebbe potuto cambiare il mondo a modo suo. Il ciondolo del fuoco lo scelse, ma il suo cuore non era pronto. E la fiamma che avrebbe dovuto proteggere, lo ha consumato.
Alessandro abbassò lo sguardo, pensieroso.
— Quindi Kheron non è nato malvagio… lo è diventato.
— Esatto, — disse Merlino. — Ed è per questo che il tuo viaggio sarà diverso. Il ciondolo del ghiaccio non vuole dominare, vuole equilibrio.
Smeraldo sbuffò una nuvoletta di fumo.
— Allora noi riporteremo l’equilibrio! Tutti e tre insieme!
Merlino rise piano.
— Hai più saggezza di quanto immagini, piccolo drago.
La notte calò dolcemente, e sopra di loro il cielo si riempì di stelle. Una in particolare brillava più forte delle altre, proprio sopra la montagna dove Kheron era scomparso.
Merlino la indicò.
— Quella è la Stella del Destino. Quando cambierà colore… sapremo che la guerra tra i ciondoli è cominciata.
Alessandro e Smeraldo si guardarono, in silenzio. Non avevano paura — ma dentro di loro sapevano che il tempo della pace stava per finire.
La notte era silenziosa. Troppo silenziosa.
Alessandro si svegliò di colpo: il ciondolo sul suo petto era gelido come il ghiaccio, ma al tempo stesso vibrava come se avvertisse un pericolo imminente.
— Smeraldo… svegliati! — sussurrò.
Il piccolo drago aprì un occhio assonnato, ma poi sentì anche lui: un rombo, profondo e lontano, che cresceva come un tuono in arrivo.
All’improvviso, il cielo si colorò di rosso. Una fiammata enorme squarciò l’oscurità, e dal fuoco emerse Kheron, il Signore del Fuoco. Il suo mantello ardeva di fiamme vive e il suo ciondolo cremisi bruciava come un sole furioso.
— Ti aspettavo, ragazzo del ghiaccio, — disse con voce cupa. — È ora che il tuo potere passi a chi sa davvero usarlo.
Alessandro fece un passo avanti, tremante ma deciso.
— Non ti permetterò di ferire nessuno!
Kheron rise, un suono che fece tremare la terra.
— Non hai ancora capito. Il potere non si ferma con le parole!
Scagliò una sfera di fuoco verso di lui. Alessandro sollevò il ciondolo e un muro di ghiaccio apparve, frantumandosi subito sotto il calore. Il ragazzo cadde a terra, ma Smeraldo si mise davanti a lui, spalancando le ali.
— Se vuoi toccarlo, dovrai passare su di me! — ringhiò il draghetto, sputando fiamme verde-azzurre.
Le due energie — il fuoco oscuro di Kheron e il fuoco puro di Smeraldo — si scontrarono con un fragore assordante, illuminando tutta la valle.
Proprio in quel momento, una luce bianca esplose dal nulla: era Merlino. Il mago puntò il suo bastone verso il cielo e un cerchio di rune brillò intorno ai tre amici, respingendo l’attacco.
— Basta, Kheron! — gridò. — Non puoi vincere con la rabbia!
Kheron indietreggiò, le fiamme del suo mantello vacillarono.
— Non oggi, vecchio maestro. Ma presto… il fuoco divorerà il ghiaccio. E tu non potrai fermarlo.
Con un lampo cremisi, svanì tra le fiamme.
Il silenzio tornò nella valle. Alessandro respirava a fatica, ma era salvo.
Merlino si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla.
— Hai fatto bene, ragazzo. Hai affrontato la paura senza fuggire.
Smeraldo gli si strinse accanto, stanco ma fiero.
— Ce l’abbiamo fatta, vero?
Merlino guardò l’orizzonte, dove ancora brillavano deboli bagliori rossi.
— Per ora, sì. Ma Kheron non si fermerà. Presto cercherà anche gli altri ciondoli… e dovremo trovarli prima di lui.
L’alba illuminava la valle distrutta dal combattimento. Gli alberi bruciati fumavano ancora e il lago rifletteva bagliori di cenere. Alessandro guardava il cielo, stanco ma deciso.
— Non possiamo restare qui, — disse piano. — Se Kheron vuole trovare gli altri ciondoli, dobbiamo farlo prima di lui.
Merlino annuì.
— Esatto. Il prossimo si trova a nord, nella Foresta di Pietra, dove si dice che il ciondolo della terra giaccia nascosto nel cuore di un’antica montagna.
Smeraldo sbuffò una nuvoletta di fumo, allargando le ali.
— Allora andiamo subito!
Il viaggio fu lungo. Attraversarono valli e fiumi, fino a quando la vegetazione cambiò. Gli alberi, alti e silenziosi, avevano tronchi di pietra e foglie dure come cristalli. Ogni passo riecheggiava come in una caverna.
— Qui la magia della terra è forte, — spiegò Merlino. — Sentite come tutto vibra?
Alessandro posò una mano sul terreno. Sentì un battito, lento e profondo, come se la montagna stessa avesse un cuore.
— È vivo… — mormorò.
Smeraldo si chinò, curioso, e soffiò una fiamma per illuminare un passaggio nascosto tra le rocce.
— Maestro! Laggiù c’è un tunnel!
Merlino lo osservò con attenzione.
— Bene, ma state attenti. La Terra protegge i suoi segreti con prove severe.
Avanzarono nel buio, guidati solo dalla luce del ciondolo di Alessandro. Le pareti della grotta erano ricoperte di simboli antichi, e in fondo, su un altare di cristallo, brillava una gemma verde: il ciondolo della Terra.
Appena Alessandro si avvicinò, il terreno tremò. Dal pavimento si sollevò un golem di pietra, con occhi di lava e voce profonda come un tuono.
— Chi osa toccare il cuore della montagna?
Alessandro fece un passo indietro, ma Merlino lo fermò.
— Non combattere. Ascoltalo. La Terra non risponde alla forza, ma al rispetto.
Alessandro si inginocchiò.
— Non voglio rubare il tuo potere. Voglio solo proteggerlo.
Il golem rimase immobile per un momento… poi abbassò la testa e si dissolse in polvere. La grotta si calmò, e il ciondolo fluttuò verso Alessandro, unendosi a quello di ghiaccio in un bagliore d’oro e blu.
Smeraldo svolazzò felice intorno a lui.
— L’abbiamo trovato! Il ciondolo della Terra!
Merlino sorrise, ma nei suoi occhi c’era un’ombra.
— Avete fatto bene, ma ricordate: più poteri possedete, più Kheron vi cercherà. E non sarà solo.
Alessandro guardò il ciondolo che ora brillava con due luci intrecciate.
— Allora ci faremo trovare pronti.
Il vento soffiava tra le cime di pietra quando il gruppo uscì dalla grotta. L’aria sapeva di muschio e di pioggia. Alessandro portava al collo i due ciondoli, che ora brillavano insieme: uno azzurro come il ghiaccio, l’altro verde come la foresta.
Smeraldo volteggiava sopra di lui, felice.
— Due ciondoli! Due poteri! Siamo invincibili!
Merlino rise piano, appoggiandosi al bastone.
— Attento, piccolo drago. L’equilibrio è fragile. Troppa fiducia può essere pericolosa quanto la paura.
Mentre parlavano, un suono profondo attraversò la valle: un canto, basso e ritmato, che sembrava provenire dal terreno stesso. I tre si guardarono sorpresi.
Dal fianco della montagna emerse una figura enorme, alta come due cavalli: aveva il corpo fatto di radici, pietra e fango, e due occhi gialli che brillavano di gentilezza.
— Chi porta la voce della Terra? — chiese la creatura, con voce simile a un tuono sommesso.
Alessandro si fece avanti.
— Io… mi chiamo Alessandro. Abbiamo trovato il ciondolo della Terra.
La creatura chinò la testa.
— Allora sei tu il Custode prescelto. Io sono Terragorn, guardiano antico di queste montagne. È mio dovere aiutare chi porta equilibrio, finché la Terra lo vorrà.
Smeraldo si avvicinò curioso.
— Aiutarci? Come?
Terragorn posò una mano gigantesca sul terreno. Subito, dal suolo emersero piccole onde di energia verde, che si infusero nel terreno intorno a loro.
— Io posso far parlare la Terra. Sentire i pericoli, riconoscere il fuoco che avanza. E il fuoco si sta muovendo.
Merlino annuì, cupo.
— Kheron. Sta cercando un nuovo ciondolo.
Terragorn chiuse gli occhi, come in ascolto.
— Sento il mare in tempesta… e un vortice d’acqua che grida aiuto. Il ciondolo dell’Acqua è in pericolo.
Alessandro strinse i pugni.
— Allora dobbiamo partire subito.
Merlino sorrise.
— E così faremo. Ma questa volta, non andremo soli.
Terragorn batté il pugno sul suolo, e un piccolo cristallo si staccò dal suo corpo, galleggiando fino alle mani di Alessandro.
— Questo ti condurrà dove la Terra incontra il mare. Lì troverai la prossima prova.
Smeraldo saltò sulla spalla di Alessandro, entusiasta.
— Un viaggio al mare! Chissà che non ci siano anche altri draghi!
Merlino rise, il bastone che brillava di luce dorata.
— Forse, piccolo amico. Ma ricordate: l’acqua può essere calma… o spietata.
E così, con Terragorn che li salutava alle spalle, i tre eroi ripartirono verso il mare, dove un nuovo destino li attendeva tra le onde.
Il viaggio durò tre giorni. Attraversarono colline, foreste e pianure, finché l’aria non iniziò a profumare di sale e il vento portò con sé il suono delle onde.
Quando raggiunsero la scogliera, Alessandro rimase senza parole: davanti a loro si stendeva l’oceano, immenso e scintillante, e al suo centro brillava una luce azzurra che sembrava pulsare come un cuore.
— Lì sotto… — mormorò Merlino. — È il Regno del Mare. E quella luce… è il richiamo del ciondolo dell’Acqua.
Smeraldo batté le ali felice.
— Allora tuffiamoci!
Merlino sorrise.
— Calma, piccolo drago. Il mare non si affronta con la fretta.
Il mago toccò con il bastone una roccia, che si aprì come una porta. Dal varco uscì un getto d’acqua chiara che avvolse i tre viaggiatori, permettendo loro di respirare come se fossero rimasti sulla terraferma.
— Magia di adattamento — spiegò Merlino. — Così potremo scendere.
Si lasciarono portare dal flusso e vennero inghiottiti dall’oceano. Intorno a loro si aprirono praterie di coralli luminosi, pesci che sembravano fatti di stelle e meduse trasparenti che suonavano come campanelle.
Smeraldo, estasiato, faceva capriole nell’acqua.
— È bellissimo!
Ma poco più avanti, il mare cambiò colore: dalle luci blu si passò a ombre più scure, e un alone di inquietudine li circondò.
— Siate prudenti — disse Merlino. — Qualcosa qui sta soffrendo.
Arrivarono davanti a un enorme portale di conchiglie e pietra marina. Su di esso brillava un simbolo: una spirale d’acqua.
Il portale si aprì da solo e una figura emerse dal buio.
Era un tritone: corpo da uomo, coda d’argento, occhi profondi come l’oceano. Portava un tridente dalla punta luminosa.
— Io sono Neryon, Guardiano del Mare. — disse. — Avete portato con voi la Terra e il Ghiaccio… ma il mare è in agitazione. Qualcuno cerca il nostro ciondolo.
Alessandro fece un passo avanti.
— Kheron. Il Signore del Fuoco. Sta inseguendo tutti i ciondoli.
Neryon annuì lentamente.
— Lo so. Il suo calore sta bruciando le correnti. E il ciondolo dell’Acqua è quasi sveglio… teme il fuoco.
Proprio in quel momento, una crepa di lava attraversò il fondo marino. Bolle incandescenti esplosero verso l’alto.
Smeraldo spalancò le ali, spaventato.
— Ma… qui siamo sott’acqua! Com’è possibile?!
Merlino strinse il bastone.
— Se Kheron ha trovato un modo per portare il fuoco negli abissi, allora è più pericoloso di quanto immaginassi.
Il tritone li guardò con serietà.
— Il ciondolo dell’Acqua vi metterà alla prova. Solo chi dimostra cuore puro potrà prenderlo. Io vi guiderò… ma da questo momento in poi, nessuno potrà mentire. L’acqua rivela ogni verità.
Alessandro deglutì.
— Siamo pronti.
Neryon annuì e li condusse verso una grotta di luce blu, dove una forma sferica d’acqua brillava, pulsando come un cuore spaventato.
— Il ciondolo dell’Acqua vi attende — disse il tritone. — Ma prima… dovrete superare la Prova della Verità.
Le acque intorno a loro iniziarono a ruotare come un vortice, e la prova ebbe inizio.
La grotta d’acqua si chiuse alle loro spalle come un enorme respiro trattenuto. La luce azzurra della sfera, il ciondolo dell’Acqua, tremolava come una fiamma liquida.
Neryon parlò con voce bassa e solenne:
— La Prova della Verità non giudica la forza… ma ciò che si nasconde dentro di voi. Solo chi accetta le proprie paure potrà ricevere il potere dell’Acqua.
Alessandro fece un passo avanti.
— Sono pronto.
Ma non appena toccò il pavimento della grotta… tutto cambiò.
L’acqua intorno a loro scomparve.
Merlino e Smeraldo svanirono.
La grotta non c’era più.
Alessandro si ritrovò in un luogo sospeso nel vuoto: un’enorme distesa d’acqua calma, come uno specchio infinito sotto un cielo bianco. Ogni suo passo creava cerchi che non si infrangevano mai.
Una voce, la stessa del ciondolo, lo chiamò:
— Alessandro… mostrati.
L’acqua davanti a lui si sollevò, formando una figura.
Era… lui stesso.
Ma aveva un’espressione diversa: spaventata, incerta.
— Tu chi sei? — mormorò Alessandro.
La copia rispose con la sua stessa voce:
— Io sono ciò che temi di diventare. Io sono il dubbio che ti soffoca quando il mondo è troppo grande. Io sono la paura di non essere abbastanza.
Alessandro sentì il cuore stringersi.
— Non è vero… io cerco sempre di fare del mio meglio…
— Ma hai paura. — continuò la figura. — Paura che Kheron sia troppo forte. Paura di non riuscire a proteggere Smeraldo. Paura… di fallire.
L’acqua sotto i piedi del ragazzo iniziò a tremare.
Il suo riflesso avanzò un passo, diventando scuro come tempesta.
— La verità dell’Acqua è semplice, Alessandro: puoi mentire agli altri… ma non a te stesso.
Il ragazzo chiuse gli occhi.
I ricordi si affacciarono alla sua mente: il primo scontro con Kheron, la fiamma che quasi li aveva travolti, Smeraldo ferito… e il ciondolo di ghiaccio che tremava sul suo petto.
Un nodo nella gola.
Un peso sul cuore.
Poi… respirò.
Lentamente.
Profondamente.
— Sì… — disse aprendo gli occhi. — Ho paura.
Ma la paura… non decide chi sono.
La sua voce si fece più forte.
— Ho paura di perdere chi amo.
Ho paura di sbagliare.
Ma continuerò a lottare. Sempre.
Per Smeraldo. Per Merlino. Per chi è in pericolo.
E per me stesso.
La figura d’acqua lo osservò.
Poi sorrise.
E si dissolse in mille gocce luminose che ruotarono attorno al ragazzo, avvolgendolo in una spirale di luce blu.
Una voce limpida, potente come una cascata, riecheggiò:
— Accetti la tua verità.
E per questo… sei degno del mio potere.
La grotta riapparve.
L’acqua tornò.
E davanti a lui, Neryon e Smeraldo lo guardavano stupefatti.
Il ciondolo dell’Acqua fluttuò verso Alessandro e si unì agli altri due, creando un bagliore azzurro intenso.
Merlino sorrise con orgoglio.
— Hai superato la prova più difficile, ragazzo. Non contro un nemico… ma contro te stesso.
Smeraldo gli saltò addosso, felice.
— Sapevo che ce l’avresti fatta! Sei il mio eroe!
Alessandro rise, asciugandosi il volto bagnato.
Non dall’acqua.
Ma da un’emozione profonda.
Aveva ottenuto il potere dell’Acqua.
E con esso… era diventato più forte dentro.
La grotta del Mare era ancora illuminata dalla luce del nuovo ciondolo quando un rumore cupo, come un tuono soffocato, fece tremare l’acqua intorno a loro.
Neryon sbiancò.
— No… impossibile. Qui, no.
Un’ondata di calore attraversò il fondo marino, facendo ribollire l’acqua come se stesse per bollire. Le creature dei coralli fuggirono impaurite, e un bagliore rosso tagliò il buio.
Smeraldo si strinse contro Alessandro.
— Io questo odore lo conosco… sa di fuoco! Ma siamo sott’acqua!
Merlino strinse il bastone.
— Kheron ha infranto un’altra legge della magia. Sta sovraccaricando il suo ciondolo… rischia di distruggere tutto.
Un’esplosione improvvisa fece crollare una parete della grotta.
Dalle fiamme fuse in mezzo all’oceano apparve Kheron, avvolto da un’aura cremisi così intensa che l’acqua si apriva intorno a lui, come respinta da un potere impossibile.
— Congratulazioni, Alessandro, — disse con un sorriso feroce. — Hai ottenuto il secondo ciondolo… e ora hai anche l’Acqua. Bene. Così quando te li porterò via… sarò ancora più potente.
Neryon puntò il tridente contro di lui.
— Non avrai mai il potere del Mare, Kheron! La tua fiamma qui non può…
Kheron alzò una mano.
Una colonna di fuoco scarlatto esplose dal pavimento marino, costringendo Neryon ad arretrare mentre l’acqua intorno a loro sfrigolava.
— Oh, può eccome.
Alessandro si fece avanti, il ciondolo triplo che brillava come una cometa verde-blu-bianca sul suo petto.
— Kheron! Basta! Se continui a usarlo così, il tuo ciondolo del Fuoco ti distruggerà!
Kheron rise, gli occhi pieni di follia.
— Distruggere me? No, ragazzo.
Distruggerà tutto il resto.
Smeraldo spalancò le ali, sputando un getto di fiamma verde-azzurra che si mescolò con l’acqua, creando una spirale luminosa.
— Non ti permetteremo di toccare Alessandro!
Il drago e il Signore del Fuoco si scontrarono: fiamma contro fiamma, calore contro magia marina. L’acqua tremò come un terremoto liquido.
Merlino, intanto, tracciava rune luminose nell’acqua per bloccare l’espansione della lava.
— Alessandro! Devi usare il potere dell’Acqua! Calma il suo fuoco!
Alessandro respirò profondamente.
Allungò la mano.
Il ciondolo dell’Acqua brillò di un azzurro intenso.
Un’onda gigantesca, luminosa come la luna, si levò dietro di lui.
— KHERON! — gridò. — Fermati!
L’onda si abbatté su di lui, chiudendo il fuoco in una prigione d’acqua pura. Per un momento… sembrò funzionare.
Kheron gridò, la fiamma tremò…
…ma poi la sua risata ruppe il silenzio.
— Stai diventando forte, ragazzo.
Ma non abbastanza.
Con un colpo di fuoco esplosivo, ruppe la prigione d’acqua e un’ultima fiammata colpì la grotta, facendola tremare tutta.
E mentre Merlino correva a proteggere Smeraldo e Neryon tratteneva l’acqua in tumulto, Kheron svanì tra le fiamme.
La grotta era devastata.
Il mare era in tempesta.
Alessandro, ansimante, guardò il punto dove il nemico era sparito.
Aveva vinto? No.
Aveva perso? Neanche.
Aveva capito una cosa:
Kheron stava diventando sempre più forte.
E non si fermava davanti a niente.
Merlino posò una mano sulla sua spalla.
— Dobbiamo trovare il ciondolo del Vento.
È l’unica forza che il fuoco non può dominare.
Smeraldo annuì, tremando ancora.
— Allora andiamo… prima che Kheron lo trovi lui.
Il mare era ancora agitato quando il gruppo lasciò il Regno di Neryon.
Le onde si sollevavano alte come montagne e il cielo era pieno di nuvole pesanti. Il potere del Fuoco di Kheron aveva disturbato gli oceani, e ora anche il vento sembrava inquieto.
Smeraldo volava basso, sfiorando la schiuma.
— Dove dobbiamo andare, Merlino? Non vedo nulla che somigli a un ciondolo qui…
Merlino sollevò il bastone verso il cielo.
Un fascio di luce dorata si aprì tra le nuvole, creando un sentiero sospeso nell’aria.
— Il Tempio del Vento si trova oltre le correnti, — disse. — È un luogo che pochi hanno visto. Le nuvole lo nascondono… e lo proteggono.
Alessandro strinse il ciondolo triplo.
— E noi lo troveremo.
Il sentiero luminoso li sollevò lentamente, portandoli oltre le nubi più alte. Il mondo sotto di loro diventò piccolo, lontano, come un dipinto sfocato.
Quando emersero oltre la coltre di nuvole… Alessandro trattenne il fiato.
Davanti a loro, sospeso nel cielo, c’era un enorme Tempio d’Aria:
torri sorrette da venti invisibili, ponti fatti di nuvole solide, campane che suonavano con il soffio del vento stesso.
Era magnifico.
Ed era vivo.
Smeraldo sussurrò:
— Incredibile… sembra fatto di vento vero!
Appena misero piede sulla prima piattaforma, un turbine di aria danzante si sollevò davanti a loro, assumendo la forma di una donna dal corpo trasparente e i capelli come una brezza dorata.
— Io sono Aelindra, Spirito del Vento — disse con un sorriso leggero. — Il Tempio vi ha riconosciuti. E riconosce i ciondoli che portate.
Merlino chinò il capo con rispetto.
— Siamo qui per il Ciondolo del Vento. Abbiamo bisogno del suo aiuto. Il Signore del Fuoco si sta rafforzando.
Aelindra si fece improvvisamente seria.
— Lo so. Le correnti portano il suo nome come un presagio.
Ma il Vento non si dona facilmente.
Il Vento non obbedisce.
Il Vento sceglie.
Alessandro fece un passo avanti.
— Allora… cosa devo fare?
La spirito sorrise.
— Dovrai attraversare le Quattro Correnti del Cielo.
Solo chi ha il cuore leggero come l’aria può farlo.
Uno spirito troppo pesante… cade.
Smeraldo deglutì.
— Cade… dove?
Aelindra fece un gesto elegante.
Il mondo sotto di loro, nascosto dalle nuvole, apparve per un istante.
Sembrava infinito.
— Giù, — disse con dolcezza. — Fino alla terra.
Il draghetto sussultò.
— AH! Ah-ah! Va bene! Cerchiamo di non cadere allora!
Alessandro inspirò profondamente.
Tre ciondoli.
Tre elementi.
E ora… il quarto lo attendeva da qualche parte, nei venti del cielo.
Aelindra parlò ancora:
— La prima Corrente è quella del Coraggio.
La seconda è la Corrente della Fiducia.
La terza è quella della Grazia.
Ma l’ultima… — e la sua voce si fece un sussurro — …è la Corrente della Libertà.
Solo chi accetta di non poter controllare tutto… potrà attraversarla.
Merlino posò una mano sulla spalla di Alessandro.
— Il Vento è il più imprevedibile degli elementi. Ma io credo in te.
Smeraldo annuì deciso.
— E io volerò con te! Sempre!
Alessandro sorrise loro.
E poi guardò Aelindra.
— Sono pronto.
Lo spirito del vento aprì le braccia.
Un vortice luminoso si formò davanti a lui, tremolando come una porta d’aria pura:
La Prima Corrente del Cielo.
— Allora entra, Custode.
E lascia che il vento giudichi il tuo cuore.
Alessandro fece un passo…
e la corrente lo inghiottì in un lampo bianco.
LA SECONDA CORRENTE — IL SALTO NEL VUOTO
Appena Alessandro e Smeraldo attraversarono la porta d’aria, il mondo cambiò di nuovo.
Si ritrovarono su un minuscolo frammento di roccia sospeso nel vento.
Al di sotto: solo cielo.
Al di sopra: solo nuvole.
Tutto sembrava sussurrare attenzione… attenzione….
Merlino era già lì, con il mantello agitato dal vento.
— Ben arrivati nella Seconda Corrente — disse. — Questa è la prova che molti falliscono.
Smeraldo deglutì guardando giù.
— Perché devo avere la sensazione che finirò spiaccicato?
Merlino alzò il bastone.
In un lampo, apparve una lunga strada… fatta di vento solido.
Sembrava invisibile, fragile come un riflesso nell’acqua.
— Questa strada porta alla fine della prova — spiegò il mago. — Ma c’è un problema:
non resterà visibile.
La strada si dissolse di colpo.
Ale rimase immobile.
Smeraldo strillò:
— NO NO NO! Io non cammino su qualcosa che non vedo! Ho bisogno di una strada… una vera strada, preferibilmente non sospesa nel cielo infinito!
Merlino gli posò una mano sulla testa.
— Questa prova non riguarda gli occhi… ma il cuore.
Alessandro… devi avanzare.
Senza vedere dove metti i piedi.
Fidandoti di te stesso… e del vento che ti sostiene.
Alessandro respirò piano.
Sollevò il piede.
E…
Poggiò sul nulla.
Ma il nulla lo tenne.
Come una mano invisibile.
Fece un altro passo.
E un altro ancora.
Dietro di lui, Smeraldo tremava.
— Ale… io… io non posso… se cado… se—
— Fidati di me — disse Alessandro, porgendogli una mano. — Cammina vicino. Io sono qui.
Smeraldo chiuse gli occhi, stringendo forte.
— FIDIAMOCI DEL VENTO, ALLORA! — urlò saltando avanti con un gesto disperato.
Atterrò su qualcosa di solido.
— WOOOO! HA FUNZIONATO!
…Cioè… sì… lo sapevo! Era tutto calcolato!
In quel momento, improvvisamente, il vento cambiò.
La strada invisibile tremò.
Il mondo si capovolse.
Alessandro e Smeraldo precipitarono nel vuoto.
— AAAAAALEEEEEE!!! — urlò Smeraldo aggrappato al suo braccio.
Il vento ululava.
Il cielo girava.
Ma le parole di Merlino echeggiarono nella loro mente:
“La fiducia è un salto… non un passo.”
Alessandro strinse Smeraldo e chiuse gli occhi.
Non cercò di opporsi al vento.
Si lasciò andare.
Il vuoto li avvolse.
Poi…
una corrente dolcissima li prese, rallentò la caduta e li sollevò come piume.
Atterrarono su una piattaforma luminosa dove Merlino li attendeva sorridendo.
— Ben fatto. La fiducia non si vede. Si sente.
Sulla mano sinistra di Alessandro apparve un nuovo simbolo di luce:
una spirale morbida, la Seconda Corrente.
Smeraldo guardò la sua zampa.
— Io non ho simboli… però ho un cuore che batte a mille! Vale lo stesso?
Merlino rise.
— Vale più di qualsiasi simbolo, piccolo drago.
Dietro di loro, una nuova porta d’aria si aprì.
Da essa usciva un suono lontano… come un battito enorme di ali.
La Terza Corrente li attendeva.
La prova… della Libertà.
LA TERZA CORRENTE — LE ALI DELLA LIBERTÀ
La porta d’aria si richiuse alle loro spalle con un suono simile a un battito d’ali.
Alessandro e Smeraldo si ritrovarono su un’enorme distesa di nuvole compatte, che sembravano soffici come cuscini… ma sotto quelle nuvole non c’era terra.
Solo vuoto infinito.
Merlino camminava davanti a loro, senza alcuna paura, il bastone che emanava scintille d’aria pura.
— Questa è la più difficile delle tre prove — annunciò con tono solenne. — La Prova della Libertà.
La libertà non è fare ciò che si vuole…
ma avere il coraggio di volare… anche quando il vento cambia.
Smeraldo inclinò la testa.
— Però io so già volare! Mi basta spalancare le ali e…
Un improvviso boato lo interruppe.
Il cielo davanti a loro si squarciò come un sipario.
Attraverso la fessura emerse una creatura gigantesca:
un’aquila di vento, grande quanto una montagna, con gli occhi di fulmine e le piume fatte di tempesta.
Alessandro rimase senza parole.
Smeraldo barcollò indietro.
— OK, forse non so volare così tanto…
L’aquila ruggì una frase che non era un suono, ma un vento che parlava:
— SOLO CHI NON HA PAURA DI VOLARE È DEGNO DELLA TERZA CORRENTE.
Merlino fece un passo indietro.
— Da qui in avanti… siete soli.
L’aquila spalancò le ali e il mondo intero esplose in una raffica violentissima.
Alessandro fu sollevato da terra.
Smeraldo rotolò via come una foglia impazzita.
Il vento li trascinò verso l’alto… verso una colonna di nuvole che si muoveva come un enorme mulinello.
— ALEEEEE! — gridò Smeraldo, cercando di afferrare qualcosa con gli artigli, ma non c’era nulla.
Alessandro lo raggiunse e gli prese la zampa.
— Non lasciarmi!
— Sei tu che non lasci me! — rispose il draghetto tremando.
L’aquila li osservava dall’alto, immobile, sovrana.
Poi parlò di nuovo:
— LIBERTÀ…
È AVERE IL CORAGGIO DI SALTARE…
ANCHE QUANDO NON HAI LE ALI.
Il mulinello li trascinò verso un precipizio di nuvole.
Sotto di loro c’era vuoto assoluto, senza fine, senza colore.
Smeraldo piangeva.
— Ale… io non voglio cadere…
Alessandro lo abbracciò.
Respirò.
Guardò il vuoto.
E capì.
— Smeraldo… questa volta dobbiamo farlo insieme.
Non per obbligo.
Ma perché… siamo liberi.
Il draghetto lo guardò con gli occhi lucidi.
— Insieme?
Alessandro sorrise.
— Insieme.
E si tuffarono.
Nel vuoto.
Nel nulla.
Il vento li inghiottì come una tempesta.
Caddero.
Caddero.
Caddero.
Poi…
qualcosa cambiò.
Il vento non li stava buttando giù.
Li stava sostenendo.
Si aprì sotto di loro, li sollevò come due soli luminosi.
E in quell’istante…
Smeraldo spalancò per la prima volta le ali davvero.
Non per paura.
Non per riflesso.
Ma per scelta.
E un’ondata di vento blu esplose dal suo corpo.
— ALE GUARDAAAA! STO VOLAAANDOOOO! MA SUL SERIOOOO!!!
Alessandro non cadde più:
un’aura di vento gli avvolse le braccia e le gambe, sollevandolo in aria.
Il simbolo della libertà, una coppia di ali luminose, apparve sul suo petto.
L’aquila atterrò davanti a loro, gigantesca e fiera.
— AVETE SUPERATO LA TERZA CORRENTE.
AVETE SCELTO DI VOLARE…
NON PER SFUGGIRE ALLA PAURA…
MA PER SUPERARLA.
Toccò Alessandro con la punta dell’ala, lasciando un segno luminoso tra le sue scapole:
due ali di vento, invisibili ma pronte a farsi sentire nei momenti cruciali.
Merlino applaudì.
— Ben fatto. Ora sei Custode non solo dei poteri… ma anche del cielo stesso.
Smeraldo fece una spirale in aria, ridendo come un matto.
— SIAMO UFFICIALMENTE I PIÙ FIGHI DEL MONDOOO!!!
Alessandro guardò l’orizzonte.
Era pronto.
Perché da qualche parte, oltre quelle nuvole…
Kheron li stava osservando.
E la prossima volta… non sarebbe scappato.
IL RITROVO A TERRA — IL SILENZIO PRIMA DELLA TEMPESTA
Dopo la terza corrente, l’aquila di vento batté le ali una sola volta.
Una sola.
Ma bastò.
Un’esplosione di aria dorata avvolse Alessandro, Smeraldo e Merlino, trascinandoli fuori dal Tempio del Vento come un lampo. Il cielo girò, le nuvole si richiusero, e in un istante si ritrovarono sospesi sopra la foresta.
— Pronti all’atterraggio! — gridò Smeraldo. — Io farò un atterraggio leggero, elegante e—
SPLAT.
Si piantò in un cespuglio.
— …controllato. Volevo farlo.
Alessandro atterrò ridendo, ancora con la sensazione delle ali del vento dietro la schiena. Merlino scese fluttuando, come se la gravità non osasse nemmeno toccarlo.
La foresta era tranquilla.
Troppo tranquilla.
Niente rumori.
Niente animali.
Neanche il vento.
Un silenzio spesso, come se il mondo trattenesse il fiato.
Merlino posò la mano per terra.
— Stanno ancora dormendo — mormorò.
— Chi? — chiese Alessandro.
— Tutti gli spiriti della foresta. Quando Kheron è comparso tra le montagne, hanno smesso di muoversi. È il loro modo di avvertire: “qualcosa sta arrivando”.
Smeraldo si avvicinò, abbassando la voce.
— Quindi… non siamo soli?
Il mago scosse il capo.
— No, piccolo drago. Non lo siamo.
Camminarono fino a una radura dove un ruscello scorreva lento. Qui, finalmente, il vento tornò a muoversi. Leggero, gentile… come a salutare Alessandro dopo le tre correnti.
Il ragazzo si sedette vicino all’acqua.
Per la prima volta da giorni, sentì un momento di pace.
Nessun nemico.
Nessuna prova.
Solo natura e silenzio.
Smeraldo gli si accoccolò accanto.
— Ale… quando volavamo insieme… mi sono sentito davvero libero.
Anche se avevo paura.
Ti ringrazio.
— Siamo una squadra, no? — disse Alessandro sorridendo.
Smeraldo fece un piccolo verso di soddisfazione.
Ma Merlino, poco più in là, guardava verso il nord.
Gli occhi stretti.
Il bastone che pulsava di luce.
— Maestro? — chiese Alessandro. — Che c’è?
Merlino inspirò lentamente.
— Il cielo… sta cambiando.
Il vento torna, ma non solo lui.
C’è qualcosa… qualcos’altro.
Smeraldo si nascose dietro Alessandro.
— Che tipo di “qualcos’altro”?
Merlino non rispose subito.
Poi indicò una montagna lontana.
Una singola nube nera si muoveva controvento, lentamente, dritta verso di loro.
Non una nube normale.
Una nube viva.
Una nube che brillava di bagliori rossi.
Una nube che ringhiava.
Alessandro la riconobbe subito.
— …Kheron.
Merlino lo guardò serio.
— È tempo di tornare al villaggio.
Non possiamo affrontarlo qui.
Non ancora.
Smeraldo gli prese la mano con la zampa.
— Andiamo, Ale… prima che ci trovi.
E così… iniziarono a correre nella foresta, mentre il cielo si oscurava lentamente.
Il silenzio si era spezzato.
La pace era finita.
La vera battaglia… stava arrivando.
LA CANZONE DEL BOSCO
Il bosco sembrava addormentato, ma mentre Alessandro e Smeraldo correvano tra gli alberi, un suono leggerissimo iniziò a seguirli.
Un ritmo.
Una melodia.
Come un sussurro cantato dalle foglie.
— Ale… senti anche tu? — chiese Smeraldo, con le orecchie dritte.
Alessandro rallentò.
Il vento trasportava davvero una musica dolce, quasi una ninna nanna.
Merlino si fermò di colpo.
— Questa non l’ho mai sentita — mormorò il mago. — Non dovrebbe esserci musica qui… non in tempi come questi.
Smeraldo si nascose dietro le sue gambe.
— È un mostro? Uno spirito arrabbiato? Una rana gigante soprano?
Alessandro rise piano.
— Non credo, Smeraldino…
La melodia si fece più vicina.
Poi la luce cambiò.
Le foglie degli alberi cominciarono a brillare di verde intenso.
Il terreno emanava piccoli filamenti luminosi, come radici di stella.
L’aria vibrava.
— È magia antica — sussurrò Merlino.
E allora… apparve.
Dalla radura emerse una creatura piccola, luminosa come una lucciola gigantina.
Alta come Alessandro, con orecchie a punta, occhi color ambra e un mantello fatto di foglie vive.
— Io sono Elowyn, Custode del Bosco — disse con voce musicale. — Voi state chiedendo aiuto a una foresta addormentata… ma essa si sveglia solo con chi porta dentro di sé la luce del vento.
Indicò Alessandro.
— Tu hai il segno delle Correnti. Per questo la foresta ti ascolta.
Smeraldo le girò intorno, curioso.
— Ma… tu canti?
Elowyn rise, e la sua risata era una cascata di note.
— Il bosco parla con mille voci. Io… sono solo una delle sue canzoni.
Poi la sua espressione cambiò.
Si fece seria.
— Vi stavate precipitando verso il villaggio. C’è una nube oscura alle vostre spalle… una creatura di fuoco e rabbia.
La foresta l’ha sentito.
E trema.
Alessandro annuì.
— È Kheron. Dobbiamo avvisare tutti.
Elowyn gli prese la mano.
— Prima… dovete sapere questo: Kheron non è solo fuoco.
Non più.
Qualcosa l’ha toccato… qualcosa antica quanto il mondo.
Una magia che non dovrebbe esistere.
Merlino si irrigidì.
— Non starai parlando di—
Elowyn lo fermò con un gesto.
— Non ora. Ora dovete correre.
Io guiderò la foresta a proteggere il vostro cammino.
Smeraldo fece un salto entusiasta.
— UN NUOVO ALLEATO!
Sei una maga del bosco? Una fata? Una cantante? Una maga-fata-cantante?! Che poteri hai?! Puoi trasformare le foglie in cioccolata?!
Elowyn sorrise.
— Posso aprirvi la strada.
Alzò le mani, e gli alberi si piegarono, formando un sentiero verde che non era mai esistito prima.
— Andate. Vi incontrerò al villaggio.
Prima di scomparire nella luce, aggiunse:
— Quando il fuoco arriverà… la foresta canterà di nuovo.
E allora… dovrete essere pronti.
La musica si spense.
Il bosco tornò silenzioso.
Alessandro, Smeraldo e Merlino ripresero a correre, ora più veloci, guidati da una nuova speranza… e da un nuovo alleato.
LE LUCI DEL VILLAGGIO
Il sentiero aperto dalla magia del bosco li guidò fuori dagli alberi come se la foresta stessa li stesse accompagnando. Davanti a loro apparve finalmente il villaggio: case di legno, tetti di pietra e piccole luci tremolanti alle finestre.
— Ci siamo — sospirò Alessandro.
Ma qualcosa non andava.
Il villaggio era troppo silenzioso.
Nessun cane che abbaiava.
Nessuna voce.
Solo le torce che ardevano immobili, senza vento.
Smeraldo si appollaiò sulla spalla di Alessandro.
— Ale… io ho un brutto presentimento. Quando è così silenzioso, succede sempre qualcosa di grosso.
Merlino annuì.
— Il fuoco di Kheron disturba gli spiriti… ma qui sento un’altra magia. Una magia di attesa.
Entrarono nella piazza centrale. Al centro c’era la vecchia fontana, asciutta da anni. Alessandro stava per parlare quando…
GLOM.
Una goccia d’acqua cadde nella fontana.
Poi un’altra.
E un’altra ancora.
— Ma… piove? — chiese Smeraldo.
No.
Il cielo era sereno.
L’acqua stava risalendo dal fondo della fontana, formando piccoli vortici luminosi. Dalla superficie emerse una figura trasparente, fatta di luce azzurra.
— Non abbiate paura — disse con voce calma. — Io sono Lyr, Spirito dell’Acqua Dormiente.
Merlino spalancò gli occhi.
— Uno spirito legato al villaggio… credevo foste scomparsi.
Lyr scosse il capo.
— Dormivamo. Ma il fuoco che avanza ci ha svegliati.
Lo spirito guardò Alessandro.
— Tu porti il vento, il mare e il ghiaccio.
E porti anche una scelta.
— Che scelta? — chiese Alessandro.
— Restare — rispose Lyr. — O fuggire.
Smeraldo fece un salto.
— RESTIAMO! Io voto restiamo! Questo è un villaggio carino! E poi c’è una fontana magica!
Lyr sorrise.
— Se restate, il villaggio verrà protetto… ma attirerete Kheron.
Se fuggite, il villaggio sarà salvo… ma voi perderete la possibilità di affrontarlo ora.
Il silenzio tornò pesante.
Alessandro guardò le luci delle case.
Pensò alle persone che dormivano ignare.
Poi guardò Smeraldo.
E Merlino.
— Non sono solo io a decidere — disse. — Siamo una squadra.
Merlino posò il bastone a terra.
— Io resto.
Smeraldo annuì deciso.
— Anche io. Qualcuno deve proteggere la fontana.
Lyr chiuse gli occhi.
— Allora il villaggio non sarà solo.
L’acqua esplose in una luce azzurra che si diffuse per le strade, entrando nelle case come un abbraccio silenzioso.
Il villaggio dormiva ancora.
Ma ora… era protetto.
E in lontananza, tra le montagne, un bagliore rosso pulsò una volta.
Kheron stava arrivando.
LA NOTTE PRIMA DEL FUOCO
Il villaggio dormiva.
Le luci nelle case si erano spente una a una, e solo la luna illuminava la piazza. L’acqua della fontana brillava piano, come se respirasse. La magia di Lyr proteggeva ogni strada, ogni porta, ogni sogno.
Alessandro era seduto sul bordo della fontana, con i piedi che sfioravano l’acqua. Il ciondolo sul suo petto pulsava lentamente: vento, mare e ghiaccio in equilibrio.
Smeraldo dormiva arrotolato accanto a lui, la coda intorno al corpo. Ogni tanto sbuffava una piccola fiamma verde, come se stesse sognando di volare.
Merlino camminava nella piazza tracciando rune invisibili, una dopo l’altra.
— Protezioni pronte — disse a bassa voce. — Ma domani servirà altro che magia.
Alessandro alzò lo sguardo.
— Maestro… ho paura.
Merlino si fermò.
— Sarebbe strano il contrario.
Il ragazzo strinse il ciondolo.
— E se non fossi abbastanza forte? Se Kheron fosse troppo potente?
Merlino si sedette accanto a lui.
— Il fuoco di Kheron nasce dalla rabbia. Il tuo potere nasce dalle scelte.
E questa… — indicò il villaggio addormentato — è già una scelta coraggiosa.
Smeraldo si svegliò, stiracchiandosi.
— Ehi… perché avete quelle facce serie? È notte, non è permesso essere tristi di notte.
Si arrampicò sulla spalla di Alessandro e gli leccò la guancia.
— Qualunque cosa succeda domani… io sarò lì. Anche se avrò paura. Anche se mi tremeranno le ali.
Alessandro sorrise.
— Grazie, Smeraldo.
Il vento si alzò leggero. Le foglie si mossero tutte insieme, come un sussurro.
Dalla foresta emerse una luce verde: Elowyn.
— Il bosco veglia — disse piano. — E canterà, se il fuoco proverà a entrare.
Subito dopo, l’acqua della fontana brillò più forte. La voce di Lyr risuonò come un eco.
— Il villaggio è pronto.
Merlino si alzò in piedi.
— Allora manca solo una cosa.
— Cosa? — chiese Alessandro.
Il mago guardò il cielo, dove una stella rossa pulsava all’orizzonte.
— Dormire. Anche gli eroi ne hanno bisogno.
Smeraldo sbadigliò esageratamente.
— FINALMENTE qualcuno che lo dice!
Alessandro rise piano.
Prima di alzarsi, guardò ancora una volta la luna.
Domani avrebbe affrontato Kheron.
Non come un ragazzo solo.
Ma come Custode degli Elementi, con amici, spiriti e un intero villaggio al suo fianco.
La notte passò lenta.
Il vento vegliò.
L’acqua sussurrò.
La foresta trattenne il respiro.
E da lontano…
il fuoco avanzava.
IO, SMERALDO
Io mi chiamo Smeraldo.
Sono un draghetto.
E questa è la mia storia.
Di solito non ho paura.
Cioè… sì, a volte ce l’ho. Ma faccio finta di no. Perché Alessandro dice che sono coraggioso, e io non voglio deluderlo.
Quella notte dormivo poco. Il villaggio russava piano, come un enorme animale buono. Le case sembravano nidi. Le persone sognavano, e io le proteggevo dall’alto del tetto della fontana.
Era un lavoro importante.
Alessandro era seduto lì sotto. Lo vedevo fissare la luna.
Quando guarda così, so che sta pensando troppo.
Io sentivo tutto.
Il vento che mi passava tra le ali.
L’acqua che parlava piano sotto le pietre.
Il bosco che tratteneva il respiro.
E sentivo anche il fuoco.
Non era vicino, ma c’era. Come quando senti qualcuno che ti guarda anche se non lo vedi.
Mi sono avvicinato ad Alessandro e mi sono arrotolato sulla sua spalla.
Era caldo.
Mi piace quando è caldo, perché mi fa sentire a casa.
Lui mi ha accarezzato la testa.
Le sue dita tremavano un po’.
Lui pensa che io non me ne accorga.
Ma me ne accorgo sempre.
Io so che domani ci sarà Kheron.
So che è grande.
So che fa paura.
Ma so anche una cosa più importante.
Alessandro non è solo.
E io… non lo lascerò mai.
Se domani cadrà, volerò.
Se domani avrà paura, brucerò l’aria per fargli luce.
Se domani il fuoco vorrà prenderlo… dovrà passare su di me.
Io non sono grande.
Non sono il drago più forte.
Non sono una leggenda.
Ma sono Smeraldo.
E lui è il mio umano.
E quando il sole sorgerà…
io aprirò le ali.
Sempre.